Reservation Dogs 1 / Recensione

Disney+ (or. FX)
Bear, Elora, Willie Jack e CheeseI quattro ragazzi hanno lo sguardo annoiato.
diverserie.com
Stati Uniti, 2021

Quotidianità

Con un ritmo rilassato, la serie si prende i suoi tempi per raccontare con dignità le piccolezze e i problemi del quotidiano di alcuni giovani personaggi indigeni, a scapito della storia.

Il tutto può risultare a tratti sconclusionato e frammentato, ma, come scrive l’autore della recensione #NativeNerd (su indiancountrytoday.com), La realtà è il messaggio. Una realtà raccontata e diretta da persone indigene, al di là del continente in cui sono cresciute, al di là del loro essere cis o trans (o altro).

Questo punto di vista può essere ritrovato in un certo senso anche in un'altra recensione (su rogerebert.com) di una persona anch’essa indigena: Reservation Dogs è la definizione di una narrazione autentica.

Adolescenti, noia e desiderio di fuga

Ecco allora che seguiamo le vicende quotidiane di quattro giovani, che sembrano avere la faccia dura ma forse è solo apparenza. Bear, Elora, Willie Jack e Cheese girano senza meta per le strade di una piccola cittadina rurale dell’Oklahoma. Più precisamente, Okmulgee, la capitale di Muscogee Nation.

La noia e i problemi che potrebbero riguardare ogni adolescente si mescolano al senso di appartenenza e ad argomenti più specifici come la sottrazione delle terre, cercando di non perdere di vista quella leggerezza che contraddistingue il racconto per quanto possibile. Grazie anche alla presenza di elementi surreali o insoliti, la serie non si dimentica mai di intrattenere.

Un edificio fatiscente nel mezzo del nulla fa da cornice al loro desiderio di lasciare la città e l’Oklahoma per la California. Perché, come ricorda Elora riferendosi al loro amico Daniel, Questo posto lo ha ucciso.

Ed è proprio durante la commemorazione a un anno dalla morte di Daniel che il riferimento al film Reservoir Dogs (in Italia conosciuto come Le Iene) diventa molto più esplicito.

Prima lo si poteva intuire dalla presenza di una locandina del film nella cameretta di Bear, o dallo stile cinematografico che attinge dall’indie di quegli anni. Ora lo si nota anche nell’abbigliamento, con gli iconici completi neri.

Fusione tra culture indigene e cultura pop

Queste citazioni però non prendono mai il sopravvento. Anzi, è come se si mettessero al servizio di una storia che ha per protagonisti personaggi indigeni, fondendosi con elementi in uso nella cultura indigena di quello e/o altri territori. In questo caso, Willie Jack sostituisce la celebre cravatta nera con una cravatta bola.

Ma questa brillante fusione di culture va oltre l’aspetto visivo, andando a coinvolgere anche la colonna sonora. Abbraccia generazioni e generi molto distanti tra loro: dal vecchio al moderno, dal folk all’hip hop.

Ed è proprio in quest’ultimo campo che si muovono due personaggi particolarmente stimolanti, Mose e Mekko. Con le loro battute e le loro rime, entrano ed escono di scena informando o narrando le vicende da un punto di vista esterno.

Aiutanti e spiriti guida

Sempre due sono l’angioletto e il diavoletto sulle spalle, figure ricorrenti nell’immaginario collettivo. In Reservation Dogs le due creature si manifestano sotto sembianze umane.

Anche qui c’è un elemento (che sembra) riconducibile alla cultura indigena locale: gli orecchini. Di colore Celeste e con il simbolo dell’aureola per l’angioletta, di colore arancione e con il simbolo del tridente per il diavoletto.

Ma c’è spazio anche per entità provenienti direttamente dalla mitologia di alcune tribù indigene, come la Donna Cervo. Così come c’è spazio per soggetti indigeni che sono stati spesso usati nella cultura pop: l’uomo a cavallo.

Qui, anziché essere una figura romanticizzata, William Knifeman non ha nessuna leggenda da raccontare. È morto ancor prima di raggiungere il campo di battaglia, schiacciato miseramente dal suo stesso cavallo inciampato in una buca.

L’uomo appare in visione a Bear, ma non è mai molto d’aiuto nel rispondere alle sue domande. L’uomo parla molto, impreca spesso e ha alcune uscite random. Però fa anche riflette Bear sul senso di appartenenza e di comunità. Ritornando alla dignità citata all’inizio, William Knifeman dice: È facile essere cattivə, ma è difficile essere guerrierə con dignità.


Notizie sulla seconda stagione di Reservation Dogs