Chucky 1 / Recensione

Italia 1 / Mediaset Infinity (or. Syfy/USA)
Chucky e Jake Chucky ha la faccia minacciosa, tiene in mano una bandiera arcobaleno e ha un microfono davanti a lui. Alle sue spalle Jake lo fissa con uno sguardo accigliato.
diverserie.com
Stati Uniti, 2021

Sangue e risate

Grazie alla sua spregiudicatezza, Chucky parte dal genere horror e gli attribuisce un tono talmente stravagante e positivamente ridicolo da renderlo caotico e accattivante.

Nel passaggio dal grande al piccolo schermo vengono aggiunti elementi tipici di un teen drama, coinvolgendo ancor più da vicino la comunità LGBTQIA+ rispetto ai sette film che compongono la saga de La bambola assassina.

La sceneggiatura può risultare a volte poco credibile e sciocca. Per alcune persone potrebbe essere un po' troppo eccessiva verso il finale. Ma cosa c’è di meno realistico di un bambolotto che corre a destra e sinistra accoltellando persone decisamente più grandi e forti di lui?

Non c’è bisogno di recuperare la saga, cominciando principalmente da La sposa di Chucky, per capire come questo mix di sangue e surreale sia in buona parte voluto e riuscito, se si accettano le premesse.

Come un nuovo inizio

Tra l’altro, la serie introduce nuovi personaggi principali e con loro scopriamo passo dopo passo vecchie conoscenze, ma soprattutto chi è davvero Chucky e cosa è capace di fare.

Non è necessario recuperare in anticipo tutti i film del franchise iniziato più di trent’anni fa.

In più, brevi ed efficaci flashback sospesi nel tempo e sparsi qua e là ci aiutano a mettere insieme i pezzi della storia di Charles Lee Ray, il serial killer dietro al bambolotto “Good Guy” conosciuto con il nome di Chucky.

Ironia e cattiveria

Già dal nome del prodotto si può cogliere il contrasto e l’ironia innata di Chucky, con la sua voce innocente da bambino e quella scurrile da adulto. “Good Guys”, ovvero “Bravi ragazzi” in italiano.

Il bello è che Chucky pensa davvero di essere buono, o per lo meno questo è quello che cerca di far credere al giovane protagonista Jake quando lo vuole persuadere a passare dalla sua parte.

In uno dei dialoghi più spassosi della serie, Chucky dice: Non sono un MOSTRO, semplicemente perché è un ‘alleato’ della comunità LGBTQIA+. Da una parte ci rivela un briciolo di umanità senza discriminazioni, dall’altra ci ricorda come è un mostro per molte altre ragioni.

Horror e LGBTQIA+

La bambola tira fuori il discorso sul mondo LGBTQIA+ per far sentire ancora più isolato Jake Wheeler, un ragazzino delle scuole medie apertamente gay che sta scoprendo se stesso e la sua sessualità.

In questo modo lo show riesce a bilanciare e passare comodamente da elementi assurdi e grotteschi a quelli più seri e intimi che riguardano temi come il bullismo, l’ansia e i traumi adolescenziali.

Tra un omicidio e l’altro, la serie si ritrova così a raccontare anche di una storia di formazione queer.

Chucky ci mostra come questa diversità può essere usata per manipolare le coscienze nello stesso modo in cui le produzioni horror e thriller - Chucky compreso - fanno da sempre con altri aspetti di un individuo, specialmente in età giovanile. Sono tutti aspetti che possono portare all’emarginazione e che in questa serie tv sono messi sullo stesso piano.

Un filone narrativo stranamente sottoutilizzato nel genere horror. O forse non è così strano se si pensa alle maggiori difficoltà per il personaggio principale queer di muovere in prima persona storie non esclusivamente a sfondo romantico.

Chucky e LGBTQIA+

Eppure la saga di Chucky aveva già introdotto persone queer fin dagli anni ‘90:

con il personaggio secondario di David ne La sposa di Chucky, la cui omosessualità non è mai un punto fondamentale della trama (e va bene così, trattandola come una parte della sua vita); passando per la bambola gender fluid Glenn/Glenda ne Il figlio di Chucky del 2004; arrivando al personaggio principale di Jake e una manciata di altre persone nella serie tv.

Il creatore della saga, Don Mancini, è gay e questo sicuramente ha contribuito alla presenza costante del mondo LGBTQIA+ nell’universo de La bambola assassina.

Don Mancini ha fatto sapere in alcune interviste che la serie tv gli ha permesso di essere più personale, incorporando elementi autobiografici nel personaggio di Jake. Come alcuni momenti spiacevoli vissuti con il padre.

Relazioni nella serie tv

Altre situazioni difficili sono quelle che si vengono a creare con il cugino Junior, non riuscendo a trovare un punto d’incontro per via delle loro differenze. Anche se la serie tv è abile a mostrarci le loro storie in parallelo facendoci cogliere più le similitudini che il resto.

Ma in questa commedia horror ci può anche essere spazio per momenti felici di un personaggio gay, legati soprattutto al dolce rapporto tra il protagonista e il coetaneo Devon. Quest’ultimo è il personaggio più agli antipodi con Chucky, mostrando a Jake un’altra possibilità.

Decisamente più complicato è il rapporto tra Jake e la compagna di scuola Lexy, ma ugualmente importante e utile per affrontare alcuni temi portanti della prima stagione (come il bullismo) e per dare più complessità al percorso del protagonista.

Anche Chucky ha modo di fare altre conoscenze, non avendo alcuna difficoltà ad entrare in contatto neanche con il personaggio che ha più problemi a relazionarsi con le persone.

I suoi dialoghi con la sorellina di Lexy, Caroline, sono tra i più affascinanti di tutto lo show e rappresentano a pieno il contrasto e la confusione, lo spirito e la forza della bambola Chucky.


Notizie sulla seconda stagione di Chucky

La serie va in onda su Italia 1 da metà gennaio 2022.