Rappresentazione musulmana in film e serie tv

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Regole non scritte

Nel 2021 Riz Ahmed è diventato il primo attore musulmano a ricevere una nomination agli Oscar come ‘lead actor’, grazie al suo ruolo da protagonista nel film Sound of Metal. La candidatura ha generato in lui gratitudine e tristezza allo stesso tempo.

Nel video “Muslim Misrepresentation in Film” pubblicato il 10 giugno 2021 (su youtube.com/c/RizAhmed), si sofferma sul fatto che le eccezioni non cambiano le regole, ma anzi, possono fornire la scusa per lasciare al loro posto determinate regole.

Riz Ahmed si chiede: Se io sono l’eccezione alla regola, qual è la regola per persone come me? Qual è la regola non scritta per le persone musulmane - un quarto della popolazione mondiale - e il loro posto nelle nostre storie, la nostra cultura e la nostra società?

L’attore ha collaborato con il Pillars Fund. Ha supportato uno studio dell’università americana USC intitolato “Missing & Maligned” (su pillarsfund.org) che vuole mostrare quali sono queste regole non scritte. E ha proposto alcune iniziative per trovare un modo per superarle.

Violenza e terrorismo

Sebbene lo studio focalizzi l’attenzione su alcuni film prodotti tra il 2017-2019, il discorso può essere esteso anche alle serie.

Lo stesso Riz Ahmed fa l’esempio di una serie popolare del 2019 da lui amata, The Boys (Prime Video). Nella prima stagione, personaggi musulmani sono introdotti solo due volte per essere accostati al terrorismo e alla violenza.

Una delle cose che salta subito all’occhio leggendo lo studio del 2021 è che, oltre ad essere in pochi, più della metà dei personaggi parlanti di fede islamica subisce violenza, e una buona parte la commette.

Stereotipi più frequenti

La violenza ed il terrorismo riguardano le prime domande che Sadia Habib e Shaf Choudry hanno formulato quando nel 2018 idearono “The Riz Test”. (Ispirato proprio a Riz Ahmed e al “Bechdel-Wallace Test”)

Ecco le cinque domande relative ad un personaggio generico che, se positive, fanno fallire il test:

  1. 1 . Parla di, vittima di, o responsabile di terrorismo?
  2. 2 . Si arrabbia senza motivo?
  3. 3 . È superstizioso, arretrato culturalmente, o antimoderno?
  4. 4 . È una minaccia per lo stile di vita ‘occidentale’?
  5. 5 . Se il personaggio è maschile, è misogino? Se il personaggio è femminile, è oppresso dalle sue controparti maschili?

Non appartenenza

Lo studio “Missing & Maligned” sostanzialmente conferma gli stereotipi e la cattiva rappresentazione che trapelano dai cinque punti sopra elencati. Coglie nel segno soprattutto per quanto riguarda il terzo e il quarto punto.

I film presi in considerazione nello studio sono tutti prodotti in Paesi di lingua inglese, eppure per la maggior parte dei casi, il personaggio musulmano non sa parlare o parla con accento l’inglese. In genere non è nato o non vive in una di quelle nazioni. Vive soprattutto in un’epoca passata.

Una delle conclusioni a cui arriva l’analisi è che questo supporta l’idea che la fede islamica sia qualcosa di ‘straniero’ e ‘altro’. La cosa colpisce ancora di più quando si legge che è una delle più varie dal punto di vista etnico.

Cambiamento

Se si deve parlare di stereotipi, fortunatamente c’è chi cerca di ribaltarli e non di perseguirli. Nel 2016, Riz Ahmed ha vestito i panni di Naz, un ragazzo americano pachistano che vive e studia nel Queens a New York, protagonista nella miniserie HBO The Night Of - Cosa è successo quella notte? (disponibile su NOW e CHILI).

Ma, come sottolinea lui stesso, c’è bisogno di più persone anche tra chi deve raccontare, dando un’impronta nuova a quelle storie. Ed è per questo che l’attore, in collaborazione con il Pillars Fund, ha lanciato la #MuslimVisibilityChallenge.

Un appello rivolto all’industria cinematografica per trasformare la rappresentazione della popolazione musulmana su piccolo e grande schermo portando avanti due urgenti azioni: Allontanarsi dalle tipiche storie di violenza e terroristi; Concedere spazio anche a persone musulmane per quanto riguarda il processo creativo, in modo da presentare storie più accurate e complete.

E, proprio in favore di questo secondo punto, hanno creato la Pillars Artist Fellowship con la speranza di influenzare positivamente le carriere di chi si affacciano al mondo della sceneggiatura, della regia e della produzione.

Serie trattate su questo sito

L’immagine in alto è ispirata a tre persone e/o personaggi che si identificano come musulmani: da sinistra verso destra, Anthony Keyvan (Rahim in Love, Victor), Iman Meskini (Sana in Skam), Dua Saleh (Cal in Sex Education).

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