Donne nelle serie tv e dietro le serie tv

Streaming e TV
Jessica, Kaliko, FrancescaJasmine (Jessica Marie Garcia) con in mano dei fogli, Sandra (Kaliko Kauahi) con un tesserino di riconoscimento al collo, Francesca Amitrano con in mano una cinepresa.
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Mondo

Attrici

Entro il 2024 si potrebbe raggiungere la parità di genere per i personaggi principali delle serie televisive statunitensi.

Questo è lo scenario ipotizzato nel “Woman in Film Annual Report 2020” (su womeninfilm.org), nel caso in cui il numero di ruoli principali assegnati alle donne * dovesse continuare a crescere costantemente del 25% ogni anno.

Il mondo dello streaming sembra aver già raggiunto (e superato) questo obiettivo, secondo lo studio “Boxed In” 2021 (su womenintvfilm.sdsu.edu).

Se però si sposta l’attenzione dai ruoli principali ai ruoli parlanti, le cose cambiano. La percentuale scende di pochi punti sotto il 50% sia nella distribuzione via internet sia per quella televisiva.

Dialoghi e età

Liz Wallace e Alison Bechdel, parlando di cinema, avevano riscontrato questa ulteriore difficoltà per le donne già una quarantina di anni fa. Da lì nacque il Bechdel-Wallace Test, che si basa su tre punti:

  1. 1 . Nel film ci devono essere almeno due donne,
  2. 2 . che parlano tra di loro
  3. 3 . di qualcosa che non sia un uomo.

Questo test può essere esteso anche alle serie. Ad esempio, Squid Game, una delle produzioni più popolari degli ultimi anni, è in grado di superare il test. Grazie soprattutto a una conversazione tra le giovani Sae-byeok e Ji-yeong.

Ovviamente questo non ci può dire se i personaggi siano effettivamente ben costruiti, ma è un punto di partenza su cui si sono basati altri studi e altri test, come il Riz Test.

Quello che si può constatare è che le due attrici coreane sono più giovani delle loro controparti maschili. Un aspetto su cui si sofferma il sopraccitato studio “Boxed In”: il numero di personaggi femminili cala quasi il doppio più drasticamente col passare dell’età.

Registe, scrittrici e altri ruoli

La situazione è ancora più sbilanciata dietro la macchina da presa. Perché le donne - che sono più del 50% della popolazione - ottengono solo un terzo dei posti al tavolo? È quello che si chiede Julie Burton analizzando le candidature agli Emmy Awards 2021 (su womensmediacenter.com).

Se si prendono in considerazione le categorie destinate a ruoli non recitativi, alle donne è spettato solo il 32% delle nomination.

“Boxed In” riporta la stessa percentuale sul campo di lavoro: sono un terzo nel loro insieme le creatrici, registe, scrittrici, produttrici, montatrici e direttrici della fotografia per la stagione americana 2020-2021.

E, come ricorda Julie Burton, le candidature hanno un valore: ti danno maggiore visibilità, più soldi e più opportunità.

Donne in Italia

Se però la macchina collaudata dei premi americani sta cercando di invertire la tendenza almeno durante le premiazioni, la prima edizione dei Nastri d’Argento 2021 dedicata al mondo della serialità italiana mostra le difficoltà sopra descritte.

Se è vero che più donne sono state premiate per la loro interpretazione, è altrettanto vero che meno donne hanno ricevuto i Nastri d’Argento per tutto il lavoro che c’è dietro alla realizzazione di una serie.

In altri casi però, la distanza tra Italia e America non è poi così grande. Nell’immagine in alto, sulla destra, è raffigurata Francesca Amitrano: la prima donna a conquistare una nomination ai Nastri d’Argento 2018 per la fotografia. (Donne nelle fiction italiane RAI)

Sempre nello stesso anno, Rachel Morrison è diventata la prima donna ad essere candidata agli Oscar per la fotografia. Leggendo lo studio “Boxed In”, durante la stagione 2020-2021, la fotografia è l’unico ambito americano in cui le donne non raggiungono neanche il 10% del totale.

Serie trattate su questo sito

Le altre due donne nell’immagine in alto sono Jessica Marie Garcia (Jasmine in On My Block) e Kaliko Kauahi (Sandra in Superstore).

Su questo sito sono presenti i seguenti articoli con donne protagoniste sia davanti sia dietro una serie tv:


* Gli studi in questione non accorpano i dati delle donne trans con quelli delle donne cis. In queste statistiche, le persone trans e/o non binarie fanno parte di uno stesso gruppo, che non supera mai il mezzo punto percentuale.